CAMMINARE AIUTA LA PACE
CAMMINARE AIUTA LA PACE

CAMMINARE AIUTA LA PACE

Riportiamo l’articolo del nostro socio Umberto Gallo, apparso nell’ultimo numero della rivista “Peregrino”. L’articolo ha avuto il particolare apprezzamento dei membri del C.E.C. per aver messo in luce questo aspetto fondamentale del lavoro svolto dalle associazioni di San Giacomo e, di riflesso, da Camino Europa Compostela.

Il fenomeno del camminare, in Italia e in Europa, sta vivendo una crescita esponenziale, consolidandosi come un’esperienza di benessere, spiritualità e sostenibilità. I camminatori in Italia sono stati oltre 200.000 nel 2024 e in un numero ancora superiore nel 2025, anche sull’onda del Giubileo.

Le ragioni di questo successo, che ha avuto una spinta propulsiva nel periodo post pandemico, sono semplici: camminare a lungo è una meditazione in movimento; riduce l’ansia e abbassa i livelli di cortisolo, permette di ordinare le idee e raggiungere una forma di pace interiore. Così molti orientano i propri periodi di vacanza e tempo libero verso viaggi esperienziali che, nel rispetto dell’ambiente, portano anche a valorizzare i borghi, le tradizioni locali e l’enogastronomia. Si sta immersi nella natura lontano dai luoghi tossici: ambiente urbano e contesto digitale. Un viaggio a zero emissioni che, nelle aree interne, crea opportunità di cooperazione e accoglienza locale. Cammini ben segnalati e strutture ricettive (in particolare gli ostelli) rendono quest’esperienza accessibile a tutti, contribuendo ad evitare il cosiddetto “over tourism” con le drammatiche conseguenze sui territori e nei sistemi sociali che ne sono coinvolti.

Oltre ai pellegrinaggi devozionali tradizionali, come la Via Francigena o Santiago, si sceglie il cammino come occasione di crescita personale, per viverne il silenzio o come sfida fisica, accessibile a tutti, per provare a superare i propri limiti. Il profilo dei camminatori è sempre più eterogeneo e internazionale, ma le donne rappresentano una quota significativa e in costante aumento, spinte dal desiderio di sicurezza, condivisione e introspezione.

È ritmo naturale dell’essere umano procedere a una velocità di quattro km orari, facendo affidamento solo sulle proprie forze: l’ansia se ne va con i pensieri ossessivi. Chi cammina riscopre la propria identità e il proprio ruolo nel mondo. Durezza del percorso e difficoltà climatiche, insegnano a sostenersi e rincuorarsi a vicenda, facendo riscoprire la necessità e il valore dei compagni di viaggio.

Altri benefici effetti collaterali, lungo i percorsi più tradizionali della nostra Europa, sono di notevole importanza per la crescita consapevole del sistema sociale. La società interculturale in cui viviamo viene agevolata dall’abbattimento delle barriere generato dalla fatica condivisa e dalla semplicità di incontro, creando legami sinceri che superano le differenze sociali. L’incontro tra mondi e culture differenti trova nei cammini spazi di scambio tra cittadini europei di altri continenti; nessuno è più straniero, ognuno è fratello in cerca di senso, con viva attenzione ai valori essenziali della vita. L’intercultura è qui una pratica di allenamento costante al dialogo e al rapporto efficace con l’altro.

Chi sceglie l’esperienza del cammino e del turismo lento e sostenibile ha a cuore valori che vanno dal rispetto degli animali, a una forma di alimentazione sostenibile e non pregiudizievole per il futuro dell’ambiente, grande attenzione ai diritti umani e all’accoglienza e una mentalità di pace e non violenza.

Chi opera nella valorizzazione, cura e accoglienza lungo i percorsi di turismo lento e i cammini tradizionali deve badare agli aspetti pedagogici e formativi utili a gestire la complessità delle società multietniche per dare stabilità e forza a queste relazioni, convertendo la diversità in una risorsa concreta per il lavoro e il tempo libero.

Cammino Interculturale è fatto di aspetti pratici e attitudini personali. Essenzialità e sobrietà conducono ognuno a ritrovarsi nell’altro: cadono le distinzioni di classe, le differenze di ceto, le presunzioni di superiorità culturale; non è appiattimento ma ricerca di semplici e universali valori umani. Il cammino inizia dalla spoliazione del superfluo per concentrarsi sull’essenziale: l’equipaggiamento minimo, riduce le distanze sociali create dal possesso materiale. Si condividono le risorse, mettendo in comune cibo o attrezzature, favorendo il mutuo soccorso fin dalla partenza. Ci si riappropria di un rapporto diretto, del piacere del dialogo come scambio di informazioni e elementi culturali. Avviene una sconnessione digitale, la limitazione dell’uso dei dispositivi per ritrovare l’equilibrio interiore in un mondo frenetico e tecnologico.

Il ritmo lento è la chiave per l’apertura all’altro; nel corso della giornata viene naturale cambiare i compagni; un dialogo infinito che avviene tra persone di culture e origini diverse. Il “buon cammino” è più di un gesto di cortesia, è il riconoscimento dell’altro e della fatica comune. Le pause e il tempo del riposo sono occasioni per interagire con le comunità locali, apprezzando il valore dell’accoglienza e del territorio.

Altri aspetti contribuiscono a fare del camminare una “terapia”, strumento di crescita personale e collettiva, nella luce di valori positivi e utili alla costruzione di una società pacifica e rispettosa dei valori umani: nei fine tappa, un momento di riflessione dove ognuno è invitato a raccontare la propria esperienza esistenziale, con le sue positività o negatività è forma di condivisione che alleggerisce e rende consapevoli. Unicità di valori e ascolto servono a scoprire quanto siamo simili e accomunati da identiche emozioni e sentimenti. Occasioni per rivedere il proprio passato e usarlo per illuminare il presente, lavorando per comprendere chi siamo e dove stiamo andando.

Il viaggio a piedi, nella lentezza, fatto di dialogo, incontri e riflessione, insegna che la relazione con l’altro è ricca ma anche difficile e complessa. Si impara a gestire il conflitto; le difficoltà del cammino (stanchezza, pioggia, divergenze) vengono affrontate e condivise con attenzione agli aspetti interculturali con efficacia. Nasce spontanea l’offerta di sostegno reciproco: nelle salite più dure, nel far fronte ai malesseri e alle intemperie ci si rincuora a vicenda, trasformando la fatica in un collante sociale.

Camminare è quindi la prima delle buone pratiche. Spogliati di tutti gli orpelli che classificano e dividono, torniamo ad essere dei piccoli esseri umani, donne e uomini sempre più soli e spaventati, impegnati nella loro evoluzione materiale e spirituale, un cammino nel quale riscoprono l’importanza dell’altro, di un sistema sociale fondato sul dialogo, la condivisione, la comprensione e la pace. Il luogo in cui testimoniare i valori dell’Europa: milioni di persone che credono nella libertà, nella democrazia, nello Stato di diritto, nel rispetto della dignità umana.

Umberto Gallo – Accoglienza Pellegrina – Hosvol Italia – membro del comitato direttivo di Camino Europa Compostela